La vera democrazia

La vera democrazia

Discorso agli Ateniesi (Pericle 461 a.c.) Tucidide, II, 37-41



 

Abbiamo una costituzione che non copia le leggi dei vicini, in quanto noi siamo più d’esempio ad altri che imitatori. E poiché essa è retta in modo che i diritti civili spettino non a poche persone, ma alla maggioranza, essa è chiamata democrazia: di fronte alle leggi, per quanto riguarda gli interessi privati, a tutti spetta un piano di parità, mentre per quanto riguarda la considerazione pubblica nell’amministrazione dello stato, ciascuno è preferito a seconda del suo talento in un determinato campo, non per la provenienza da una classe sociale ma piutttosto per quello che vale. E per quanto riguarda la povertà, se uno può fare qualcosa di buono alla città, non ne è impedito dall’oscurità del suo rango sociale. Liberamente noi viviamo nei rapporti con la comunità e allo stesso modo in quel
reciproco sorvegliarsi che si verifica nelle azioni di tutti i giorni , senza arrabbiarci con il vicino se fa qualcosa secondo il suo piacere e senza infliggerci a vicenda molestie, che, sì, non sono dannose, ma pure sono spiacevoli ai nostri occhi. Senza danneggiarci esercitiamo reciprocamente i rapporti privati e nella vita pubblica soprattutto la reverenza ci impedisce di violare le leggi, in obbedienza a coloro che sono nei posti di comando, e alle istituzioni, in particolare a quelle poste a tutela di chi subisce ingiustizia o che, pur essendo non scritte, portano a chi le infrange una vergogna riconosciuta da tutti.
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E abbiamo dato al nostro spirito moltissimo sollievo dalle fatiche, istituendo abitualmente giochi e feste per tutto l’anno, e avendo oggetti raffinati nelle nostre case private, dalle quali giornalmente deriva il piacere con cui scacciamo il dolore. E per la sua grandezza, alla città giunge ogni genere di prodotti da ogni terra, e avviene che noi godiamo dei beni degli altri uomini con un piacere per nulla minore rispetto a quello verso i beni di qui.
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Ma anche nelle esercitazioni della guerra noi siamo diversi dai nemici per i seguenti motivi. Offriamo la nostra città in comune a tutti, né avviene che qualche volta, con la cacciata degli stranieri, impediamo a qualcuno di imparare o di vedere qualcosa (mentre un nemico che potesse vedere una certa cosa, quando non fosse nascosta, ne trarrebbe vantaggio). Perché la nostra fiducia è posta più nell’audacia che mostriamo verso l’azione (audacia che deriva da noi stessi), che nei preparativi di difesa e negli inganni. E nell’educazione, gli altri subito fin da fanciulli cercano con fatiche ed esercizi di raggiungere un carattere virile, mentre noi, pur vivendo con larghezza, non per questo ci rifiutiamo di affrontare pericoli equivalenti. Eccone la prova: neppure gli Spartani invadono la nostra terra da soli, ma insieme a tutti gli alleati, e quando noi assaliamo da
soli i nostri vicini, di solito non facciamo fatica a vincere in una terra straniera,
combattendo con della gente che difende i propri beni.
Per il momento nessun nemico ha incontrato le nostre forze unite, perché noi siamo occupati con la flotta, e contemporaneamente per terra facciamo numerosi invii di truppe nostre, in molte imprese. Se si scontrano con una piccola parte di noi e la vincono, si gloriano di averci respinti tutti, mentre se sono vinti si vantano di esserlo stati da tutto il nostro esercito. Eppure, se noi siamo disposti ad affrontare pericoli più col prendere le cose facilmente che con un esercizio fondato sulla fatica, e con un coraggio che non è frutto di leggi ma di un determinato modo di vivere, da questo fatto ci deriva il vantaggio di non affaticarci anticipando i dolori che ci attendono in futuro, e di non apparire, quando li affrontiamo, meno audaci di coloro che si mettono a dura prova in continuazione. Se per questi motivi la nostra città è degna di essere ammirata, lo è anche per altre ragioni ancora.
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Noi amiamo il bello, ma con semplicità, e ci dedichiamo al sapere, ma senza debolezza; adoperiamo la ricchezza più per le opportunità di azione che essa offre che per sciocche chiacchiere vanitose, e la povertà non è vergognosa da ammettere per nessuno, mentre lo è molto di più il non darsi da fare per liberarsene. Riuniamo in noi la cura degli affari pubblici insieme a quella degli affari privati, e se anche ci dedichiamo ad altre attività, ugualmente non manca in noi la conoscenza degli affari pubblici. Siamo in soli, infatti, a considerare non soltanto ozioso, ma addirittura inutile chi non se ne interessa, e noi Ateniesi o giudichiamo o, almeno, valutiamo in maniera conveniente le varie questioni, senza pensare che il fatto di discutere sia un danno per l’agire, ma che lo sia piuttosto il non essere informati dalle discussioni prima di mettersi in azione. E di certo noi possediamo anche questa qualità in modo differente dagli altri, cioè noi siamo gli stessi sia nell’osare che nel valutare al massimo quello che ci apprestiamo a fare, mentre negli altri l’ignoranza produce audacia e il calcolo incertezza. E’ giusto giudicare superiori per forza d’animo coloro che distinguono chiaramente le miserie e i piaceri, ma non per questo si lasciano spaventare dai pericoli. E anche per quando riguarda la nobiltà d’animo, noi ci comportiamo in modo opposto a quello della maggioranza: ci procuriamo gli amici non tanto con ricevere dei favori ma col farli.
Chi ha fatto il favore è un amico più sicuro, in quanto è disposto, con una continua benevolenza verso chi lo riceve, a tenere vivo in lui il sentimento di gratitudine, mentre chi è debitore è meno pronto, sapendo che restituisce una nobile azione non per fare un piacere ma per pagare un debito.
E siamo i soli ad aiutare qualcuno senza timore, non tanto per avere calcolato l’utilità del beneficio ma per la fiducia che abbiamo negli uomini liberi.
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Concludendo, affermo che tutta la città è la scuola della Grecia, e mi sembra che ciascun uomo della nostra gente rivolga individualmente la propria indipendente personalità ad ogni genere di occupazione, e con la più grande versatilità accompagnata da decoro. E che questo non sia ora un vanto di parole più che una realtà di fatto, lo indica la stessa potenza della città, potenza che ci siamo procurata grazie al nostro modo di vivere.

Torniamo a studiare i classici per il nostro domani…
Si vis pacem, para bellum

Si vis pacem, para bellum

It should be like in the famous sentence of the ancient writer Publius Flavius Vegetius Renatus the reason why the champions of the good West, Israel, Great Britain and USA want to bring peace into middle East. The IAEA (International Atomic Energy Agency) in a report that has been released says that Iran’s nuclear program is geared toward weapons development and military use. That’s enough, do you want to bet? After the debacle of Iraq and Afghanistan it’s necessary to find a new field where bring “peace and democracy”. To avoid any doubt about it I don’t like the current leadership of Iran, anyway isn’t Mahmoud Ahmadinejad and the islamic Republic of whom is the leader the main topic of this possible future war. The real reason is always the same: to give the opportunity to the strong lobby of the industries of weapons to going ahead producing and to take control of oil, gas and raw materials. Moreover after the dead of Muammar Gheddafi it should find a new devil of  evil against whom to fight for the “values of civilization and of democracy”. We will see in the next future how this new chapter of the neverending story of the “way to freedom” will bring us! I’m afraid to know the end…

Il mondo sognato

Il mondo sognato

Il mondo nuovo che tanto aspettammo invano
rimane un sogno dimenticato ed oscuro;
Tento di volgermi verso un domani incerto
senza riferimenti, senza un progetto;
Vedo la gente che s’incammina stanca verso un giorno che sà di stantìo
passan le ore nei pensieri distratti da una vita ridotta a gara perpetua;
Sol mi consola il suono dell’alba
pensato e sognato nei miei giorni di bimbo;
Vedo mia nonna che mi guarda e sorride
torno sereno e la vita m’arride;
Ma è un’illusione che dura un momento
mi volto, è scomparsa e vola nel vento;
Torno al pensiero di quel mondo lontano, rifugio sicuro dei sogni a venire
capisco che ormai son solo parole, che mai diverranno l’agognato avvenire;

La vita riserva strane sorprese ai bambini ed agli illusi: una volta lo ero,
ora torno a sognare!

Is there a different choice?

Is there a different choice?

The meeting of the G20 leading economic nations in Cannes has just finished and the result that has came up from it is that Europe hasn’t a common leading in economical and political matters. The weakness of the EC has been evident in these last months. The continuous attacks to the economy of the ancient continent show the urgence of a change of finding a real political-economical union, ‘cause this is the only way to allow to Europe to be safe from future attacks and would make true world leader. In a future world where the borders of the states will have less importance, because of new tecnologies allow to climb over them and because people is continuously travelling all over the world, exchanging knowlege and experiences will have importance to speak with only one language and to give only one answer to the inevitable conflicts. China, India, Brazil and Usa will not support our economy, our interests, because they well know that the market will not support all the nations that are growing up: it is inevitable, there isn’t space for a neverending economic growth and someone have to pay the price fot this. And for not mentioning about the foreign policy that is a real vulnus of our continent: we have had an example with the “holy war” against the “monster” Muammar Gaddafi. Every country had to fight against this unespected oppressor of his people, that had to be suddenly set free after years and years during whom nobody has seen nothing. It has been a run to grab oil, gas and others richness ot that country. Without mentioning the foreign policy that Italy has had with Libia in the last few years that has been just shameful due to Berlusconi and our foreign minister Frattini, what that comes up is that every european country have a different idea of those that should be the interests of the union: each one do its own foreign policy, each one looks after its own economical interest. The main problem is a cultural one: in the old continent it’s too much difficult to think about a common policy because too many ways of thinking and too many languages are the base of different histories and cultures. Many centuries of divisions and wars are the main reasons of this problem. Now is time to change, now is time to pass over these divisions if Europe want have a future in the next structure of the world otherwise the things can go only worse. There isn’t a different choice than the union.
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