Es war einmal…

Es war einmal…

Es war einmal “Deutschland, Deutschland über alles. Über alles in der Welt” (c’era una volta “La Germania, la Germania prima di tutto. Su tutto quello che c’è nel mondo”). Così inizia il “Canto dei tedeschi”, composto da August Heinrich Hoffmann von Fallersleben nel lontano 1841 durante la disputa dei territori del Reno con la Francia, inneggiando all’unità degli Stati della Germania divisa contro il nemico comune, sulle note di uno splendido quartetto d’archi del compositore austriaco Franz Joseph Haydn (per la precisione il secondo movimento del quartetto n° 3, opera 76). Il canto dei tedeschi fu in seguito utilizzato in varie occasioni militari-propagandistiche fino a che i nazisti lo fecero proprio, modificandone il senso ad intendere una superiorità tedesca nei confronti delle altre nazioni. Ma si sa, le interpretazioni spesso la fanno da padrone sulla realtà.

Ad ogni modo non c’è dubbio alcuno che la Germania abbia rivestito, nel bene e nel male, un ruolo cruciale almeno negli ultimi 150 anni in Europa e nel mondo intero. Sconfitta in due Guerre mondiali si è “rialzata” e si è posta a capo del Vecchio continente come leader indiscusso. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, però, ha rivestito un ruolo egemone prevalentemente in campo economico e non più militare. Questo per la precisa volontà dei nuovi “padroni del mondo” che da oltre oceano hanno colonizzato il territorio europeo, facendone ciò che loro più aggrada. È stata così messa “a capo” dell’Unione Europea, permettendogli di diventare la “locomotiva d’Europa” e facendone il Paese più ricco dell’intera Unione. Questo almeno fino a poco tempo fa.

Da quando il padrone ha deciso che l’Europa non fosse più così importante per la propria visione di dominio mondiale, e quindi fosse sacrificabile nel suo complesso, anche la prima della classe ha iniziato ad essere oggetto di bordate politiche ed economiche volte a distruggerne le capacità produttive in primis, e sociali in secondo luogo.

Non sto qui a dilungarmi circa i diversi episodi di “avvertimento” avvenuti negli ultimi anni in Germania e mandati dallo zio Sam. Basterebbero il “Dieselgate”, lo spionaggio del cellulare della Cancelliera Merkel ad opera dell’”alleato” americano, proprio mentre era in visita il premio Nobel per la pace Barack bombardatore Obama a Berlino, la misteriosa esplosione di un deposito d’armi avvenuta pochi anni fa alle porte di Berlino, gli attentati vari in tutta la Germania (inclusi i recenti prima delle elezioni) e, dulcis in fundo, il sabotaggio al gasdotto Nordstream che collegava la Russia alle coste tedesche, fornendo alla Germania energia a gogo a bassissimo costo. Il vero motore dell’industria tedesca.

Iconica l’immagine del Cancelliere Scholz, muto, mentre in conferenza stampa Joe sleepy Byden rispondeva ad una precisa domanda affermando che gli Stati Uniti avevano il modo di impedire che i russi continuassero a fornire gas alla Germania.

 

Un crollo economico senza freni

Decine e decine di aziende chiudono i battenti ogni giorno in Germania. Secondo uno studio del Centro Leibniz per la Ricerca Economica Europea (ZEW) di Mannheim, in collaborazione con Creditreform, ogni tre minuti chiude un’azienda in Germania. La situazione economica generale è peggiorata ovunque. Solo per fare un esempio, perfino quella che era considerata la “Mecca” degli artisti e liberi pensatori, la città di Berlino, ha visto il, fino a poco tempo fa, munifico Senato cittadino, stringere i cordoni della borsa in tutti i settori: da quello dei finanziamenti alla cultura a quello dell’assistenzialismo sociale, da quello dell’assistenza medica a quello dei trasporti. La sensazione in generale è che le Istituzioni siano alla ricerca disperata di soldi.

Secondo la società tedesca di consulenza Falkenstag il numero totale di fallimenti di grandi aziende nel 2024 ha raggiunto il livello record di 202, il più alto degli ultimi dieci anni. E questo senza contare i dazi che Trump vuole imporre all’Europa.

Ad aggravare la situazione determinata dal crollo industriale in tutti i settori (dall’automobilistico alla logistica, dall’industria pesante ai servizi) c’è stata la politica “senza se e senza ma”, voluta da tutti i partiti al Governo (ma in particolare dai Verdi) di sostegno militare ed economico all’Ucraina e ai profughi (sarebbero circa 1,3milioni secondo il Bamf, l’Ufficio per le migrazioni e i rifugiati, secondo altre fonti oltre 1,6milioni), cui vanno in media 1.250 euro mensili di sostegno economico, senza contare le famiglie con bambini che prendono 250 euro in più a figlio.

Insomma, come si sarebbe detto in altri tempi, “non ci sono più i tedeschi di una volta, signora mia!”.

A dire il vero è da un bel pezzo che non ci sono più. Noi siamo abituati a parlare di una sola Germania, dalla caduta del Muro (1989) in poi. Ma la realtà è veramente quella che ci è stata in più occasioni raccontata? Subito all’indomani della riunificazione tra l’allora Germania dell’Est (ex DDR) e quella dell’Ovest (ex BRD) si disse che quest’ultima, generosamente, si fosse fatta carico di assorbire economicamente, a fronte di enormi sacrifici, il praticamente fallito Stato della DDR. Ma le cose non stavano esattamente così, come ben ha spiegato Vladimiro Giacché nel suo Anschluss, l’annessione. Lo Stato tedesco dell’Est non era affatto uno Stato fallito, come fecero intendere l’allora Cancelliere Helmut Kohl e i suoi ministri. Anzi, tutt’altro. Quello che in verità accadde, come ebbe a dire pochi anni dopo il governatore della Bundesbank Karl Otto Pöhl, fu che la Germania dell’Est venne sottoposta ad una “cura da cavallo” cui nessun Paese sarebbe in grado di resistere. Adottando un tasso di cambio di 1 a 1 (contro quello che era allora in vigore tra le due Germanie di 1 a 4,44) volle dire che i cittadini tedeschi della ex DDR videro in una sola notte, quella tra il 30 giungo ed il 1° luglio del 1990 (quando entrò in vigore l’unità monetaria), un aumento del costo delle merci del 350 per cento.

Ad aggiungersi a questo disastro economico ci fu l’istituzione della “Treuhandanstalt”, ossia l’Istituto di amministrazione fiduciaria che operò dal 1990 al 1994 e che, dopo averne estromesso tutti gli esponenti dell’Est, venne tramutato in un ente dedito alla privatizzazione delle imprese della ex DDR. Aziende, industrie (ed i terreni su cui sorgevano) vennero ceduti a gente dell’Ovest (per circa l’87 per cento del totale, contro un 7 per cento ceduto in mani straniere) per cifre irrisorie, perfino per un solo Marco.

Il tasso di suicidi nei territori della ex Germania dell’Est aumentò esponenzialmente e il flusso migratorio avvenuto nei primi anni dall’Est all’Ovest fu di più di 4milioni di cittadini, su un totale di circa 16. Un vero e proprio esodo. Tutt’ora, dopo più di 35 anni dalla “riunificazione”, molte delle cittadine della ex DDR si presentano al visitatore come “stranamente” vuote.

Nella moderna Germania del 21esimo secolo i livelli retributivi e pensionistici, a parità di funzione lavorativa, tra un ex cittadino dell’Est ed uno dell’Ovest sono impari. Nel 2023, secondo il portale di ricerca del lavoro Stepstone, la forchetta massima tra tali retribuzioni arrivava ad oltre il 26 per cento.

 

AfD, ossia il Sol dell’avvenire

Perché tutta questa mia disamina economico-storica della Germania? Semplice, perché il risultato delle recenti elezioni politiche (23 febbraio scorso) che ha visto un’annunciata ascesa del partito AfD (Alternative für Deutschland) fino al 20,80 per cento delle preferenze dell’elettorato tedesco (secondo partito dopo l’Unione CDU/CSU), non deve in realtà stupire più di tanto. Se si vede la cartina della Germania dopo le elezioni, sembra di vedere con chiarezza i vecchi confini della nazione, quando le Germanie erano due.

Il celeste di AfD domina tutti i territori della ex DDR. E questo non significa che è tornato il Muro, come molti commentatori hanno scritto e detto. Il Muro, in realtà, per le ragioni che ho elencato sopra, non è mai crollato.

Fino ad alcuni anni fa, questi cittadini di “classe B” vedevano nel partito della Linke, la “sinistra”, il naturale sbocco politico che cercava di tutelare i loro interessi a livello nazionale e locale. Ma la Linke, a parer mio, non ricopre più un ruolo “di sinistra” da molto tempo oramai. Anzi, si è allineata a tutti gli altri partiti (che potrei definire come un “partito unico” da un punto di vista ideologico), eccezion fatta per la “transfuga” (secondo il suo ex partito) Sahra Wagenknecht che ha fondato un suo partito “BSW”, ossia Bündniss Sahra Wagenknecht (unione S. W.). In realtà quest’ultima è la sola figura politica di rilievo rimasta nel desolante panorama politico tedesco, ed è la sola rimasta a difendere quelli che una volta si sarebbero definiti i valori della “sinistra”, ossia la difesa dei più deboli. Siccome le sue idee includono, oltre ad una giustizia sociale, il ritorno a rapporti economici e politici normali con la Russia di Putin e l’immediata fine della guerra in Ucraina, oltre alla fine di un’immigrazione incontrollata, è stata boicottata durante tutta la campagna elettorale. E, dulcis in fundo, ha ottenuto (ma guarda tu un po’ il caso) solo il 4,97 per cento delle preferenze a livello nazionale, non entrando così per un soffio (la soglia minima è il 5 per cento) in Parlamento. I mancanti 13.400 voti hanno fatto sì che il numero di parlamentari che le sarebbero spettati (33) se li siano potuti dividere l’Unione e la SPD, cosa questa che gli consente di raggiungere la maggioranza necessaria a governare. Altrimenti le cose si sarebbero complicate ulteriormente per la formazione del futuro Governo tedesco. Tralascio le polemiche sulle schede aperte e sostituite (girano video in Rete al riguardo), ma il fatto che ben 230.000 tedeschi residenti all’estero (nei quali potrebbero rientrare i 13.400 di cui sopra) non abbiano ricevuto in tempo la scheda elettorale (per la cui spedizione c’era stato tutto il tempo necessario) per poter esprimere il proprio voto, potrebbe far sì che BSW faccia ricorso legale. Purtroppo gli avvocati stanno ancora considerando l’ipotesi, perché in Germania è molto difficile che venga accolto.

 

Parola d’ordine? “Normalizzazione”

Un ultimo pensiero che voglio esprimere è proprio su AfD, il partito inizialmente fondato nel 2013 in Assia, precisamente ad Oberursel im Taunus, da un gruppo di persone che voleva l’uscita della Germania dall’Euro, ivi compresi alcuni professori universitari. I primi portavoce federali dell’epoca furono Bernd Lucke, Frauke Petry e Konrad Adam. Nell’autunno del 2013 il partito non riuscì a entrare nel Bundestag con il 4,7 per cento dei voti. Negli anni successivi l’AfD è entrata nel Parlamento europeo, in tutti i parlamenti dei Länder tedeschi e, nel 2017, nel Bundestag. Pian piano si è allontanata sempre di più dai suoi temi centrali originali. Dei 18 membri fondatori, solo pochi rimangono nel partito, tra cui il presidente onorario Alexander Gauland.

Gli attuali presidenti del partito sono Tino Chrupalla e Alice Weidel. All’interno del partito, essi assumono il nome di “portavoce federali”. Chrupalla ha condiviso la carica con Jörg Meuthen fino al gennaio 2022. Tuttavia, quest’ultimo ha lasciato il partito perché, a suo avviso, si era spostato molto a destra e non si reggeva più sulle fondamenta del libero ordine democratico. Stephan Brandner, Peter Boehringer e Kay Gottschalk sono i deputati del consiglio di amministrazione.

Molto discussi sono personaggi come il Presidente del Land della Turingia, Björn Höcke, il quale effettivamente si caratterizza per, diciamo così, un linguaggio ed un’esternazione di idee che se non sono naziste poco ci manca. E così anche altri membri del partito, tanto che quest’ultimo tutt’ora è sotto la costante lente d’ingrandimento dei servizi segreti interni tedeschi e nel 2014 fu avanzata in Parlamento la richiesta di estromissione di AfD dallo stesso.

Al di là di tali considerazioni quello che mi è parso sempre più evidente negli ultimi due anni è stato un progressivo spostarsi della dirigenza del partito verso posizioni “istituzionali”, pur mantenendo alcune caratteristiche e tematiche tanto care alla base dello stesso. Da ultimo, durante la campagna elettorale delle elezioni tenutesi il 23 di febbraio, più volte il partito ha ricevuto il plauso e l’appoggio (solo morale? O forse qualcosa di più?) da parte di quel personaggetto di Elon Musk. Secondo me non a caso, anzi. Ma questo non per le ragioni che molti commentatori tedeschi e di mezzo mondo hanno ipotizzato, facendo riferimento ad un’ingerenza diretta nella politica tedesca i primi, e adducendo argomentazioni relative al nazismo (per il famoso braccio alzato di Musk durante un suo recente discorso davanti alla platea repubblicana che aveva da poco rieletto il trumpone) i secondi.

Ebbene, secondo me, in realtà c’è un tentativo, forse messo in atto da infiltrati dei servizi stessi, di “normalizzare” il partito, per farvi convogliare un domani la protesta della massa, sia essa di derivazione estremista che non. Per capirci meglio è in atto un processo analogo a quello che è stato applicato al Movimento 5 stalle, ehm, pardon, 5 stelle in Italialand (avviso ai naviganti: io, illudendomi che fossero una reale possibilità di rottura con i vecchi partiti, nel 2014 li votai. Ahimé). Di qui la scelta di un’esponente quale segretario di partito e candidata alla Cancelleria come Alice Weidel, omosessuale, sposata con una produttrice cinematografica di origini srilankesi, Sarah Bossard, con la quale cresce due figli, avuti da due padri diversi.

Quanto di più “diverso” dalle idee della base estremista del partito e, nello stesso tempo, quanto di più “inclusivo”, proprio come piace oggigiorno al “sistema”. In pratica la figura perfetta per “traghettare” un partito, altrimenti visto come estremista di destra, verso un partito catalizzatore del malcontento popolare senza “colore”. Già, perché anche la ricca Germania dell’Ovest, visto quello che si è deciso che dovrà accadere al Vecchio continente (di cui la Germania rappresenta la punta di diamante), inizia a soffrire per la crisi. Crisi che, per inciso, è stata attuata direttamente o indirettamente (lasciando che gli avvenimenti “scorressero” senza porre resistenza, come nel caso del Nordstream), dalla classe politica ed economica tedesca stessa. Poi i servizi, tramite gli attentati e le infiltrazioni, hanno fatto il resto. E così anche qualche Wessi (come vengono chiamati dai tedeschi dell’Est quelli dell’Ovest) ha iniziato a dare la propria preferenza agli “azzurri”.

Dunque l’AfD come partito conforme al sistema e non anti-sistema di stampo nazista. Ma alla vulgata comune lo specchietto per le allodole del nazismo (che certamente, lo ripeto, in una certa parte del partito è presente) fa comodo e devia il percorso che per questo partito è stato previsto.

Solo il tempo potrà dirci se mi sono sbagliato o se, come temo, il progetto di “normalizzazione” in funzione del governo unico mondiale stia procedendo a gonfie vele.

Lo vedremo presto: il 2030 è dietro l’angolo!

Il fascino discreto del futuro

Il fascino discreto del futuro

Sono preoccupato. Decisamente preoccupato.

Sono preoccupato soprattutto per me stesso, lo ammetto. Per il mio futuro, per quello della mia famiglia, dei miei amici, degli umani in genere.

Quello che sta palesemente accadendo sotto i nostri occhi è una trasformazione senza precedenti nella storia dello sviluppo della società e dell’essere umano. È una trasformazione non casuale, ma programmata. Da chi, almeno per il momento, non è dato saperlo. O meglio, ci sono alcuni che, evidentemente qualcosa sanno, magari perché ne sono stati messi al corrente da altri, ed ogni tanto si lasciano sfuggire brandelli di verità. Particolarmente discusso da noi in Italialand il caso dell’ex ministro della “Transizione ecologica” Roberto Cingolani.

La mia preoccupazione ha un nome (e cognome): IA, ossia Intelligenza Artificiale (o Artificial Intelligence, per fare bella figura con gli esperti del settore). Ora non sto qui a fare tutta la storia e la cronistoria di questa meraviglia della tecnica, anche perché oltre ad essere lunghissima è anche molto complicata. Non basterebbe questo mio “piccolo” articolo a descriverne la genesi e lo sviluppo. Per chi avesse curiosità può cercare di districarsi in questo complesso campo attraverso la lettura di questo ottimo articolo divulgativo.

Fatto sta che a partire dal 2022, cioè pochi secondi fa se volessimo mettere su una stringa lineare lo sviluppo della tecnica e della tecnologia umana, si è dato pubblico avvio alle danze che riguardano quella che, a mio parere, sarà la più grande e pericolosa (per l’uomo) evoluzione verso il “futuro”.

A dire il vero questo è uno dei più difficili articoli che ho scritto. Ho iniziato ad esaminare e “collezionare” materiale fin dal maggio del 2021 (più di 80 articoli e conferenze letti e seguiti sull’argomento. Ho messo molti link in questo pezzo, ma solo per far capire come i fili della ragnatela siano difficili da sbrogliare. Se volete potete anche non visitarli). Da allora, pian piano, mi sono reso conto del fatto che, come la Pandeminchia, anche il tema che veniva sempre più discusso dell’IA aveva a che fare con la trasformazione radicale del nostro mondo che è stato deciso con largo anticipo dai soliti noti. In questo caso si tratta della tecnologia e dell’utilizzo della stessa che comporta, come un cavallo di Troia, al suo interno un pericolo mortale.

Per principio non sono contrario all’innovazione tecnologica, anzi.

Il telefono cellulare, vera novità della mia generazione (e di quelle precedenti) è stato una vera e propria rivoluzione tanto nel modo di comunicare, quanto in quello dei comportamenti sociali.

Come molti della mia età sono stato da principio restìo ad abbandonare le buone vecchie segreterie telefoniche, prima a nastro, poi digitali. Poi la comodità prese il sopravvento e cedetti all’utilizzo di questa scatola che ci ha resi schiavi. Come scriveva Orazio nel secondo libro delle sue Epistole: «Graecia capta ferum victōrem cepit» (ossia la Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio vincitore).

Il problema non sta nella tecnologia in sé, bensì nell’utilizzo che se ne fa. In questo caso è un utilizzo a doppio senso, dove il sopravvento è stato (non a caso) preso dalla parte di chi il servizio lo “offre”, ossia il “sistema”. In realtà l’utilizzatore, che crede di essere libero, è utilizzato attraverso quest’oggetto (cellulare o computer che sia) che, come ho già più volte scritto, è la più potente arma di costrizione finora mai usata da qualunque dittatura in qualunque tempo. Più dei fucili, più delle minacce, più del ricatto. Anzi, il ricattato è felice di esserlo al punto tale da anelare lo strumento della sua schiavitù, pagandolo a caro prezzo al suo schiavista. Quest’ultimo, attraverso la propria industria, sforna in continuazione tale strumento di tortura e coercizione in nuove versioni, sempre più sofisticate e sempre più accattivanti agli occhi dello schiavo.

Nella storia dell’umanità non si era mai vista un’idea più diabolica per soggiogare il corpo e lo spirito degli uomini. Nemmeno Pol Pot riuscì a tanto. Fra le efferatezze, da lui e dai Khmer rossi, compiute si dice che facesse pagare ai parenti le pallottole con cui giustiziava le sue vittime. Qui, al contrario, sono le vittime che pagano spontaneamente.

Dal fare una telefonata (che come recitava un vecchio slogan pubblicitario avrebbe potuto allungarti la vita) all’essere schedati e controllati nel vero e proprio senso della parola attraverso questa scatoletta maledetta è stata questione di un attimo. In pochissimo tempo la scatola magica si è trasformata in un potentissimo strumento di controllo.

Lo stesso concetto è valido per l’IA. A chi non piacerebbe avere a disposizione una macchina che potesse risolvere tutti i problemi e i compiti più difficili in tempo reale? Una sorta di “lampada di Aladino” a cui basta chiedere per avere ciò che si vuole.

Ma le cose stanno proprio così? Non direi!

AI Generativa, innanzitutto, è un’arma a doppio taglio, soprattutto nelle sue applicazioni del tipo ChatGpt e similari (variano da azienda ad azienda, anche se al grande pubblico è più nota la versione di OpenAI).

Sulla pericolosità di tale tecnologia ha ben messo in guardia Catherine Austin Fitts, conosciuta dal grande pubblico dei non addetti al mondo bancario e amministrativo americano a partire dal periodo della Pandeminchia, allorché rilasciò un’intervista proprio su ciò che stava succedendo e su cosa il cosiddetto “deep State” mondiale aveva programmato per le masse.

In pratica attraverso l’utilizzo di ChatGPT il controllo attivo e passivo sulla massa sarà facilissimo.

Oltre a questo, come distinguere la realtà dalla menzogna digitale? Già ora girano in Rete filmati, completamente fatti dalla IA, con personaggi veramente esistiti che parlano e discutono di avvenimenti “storici” completamente reinventati. I principali destinatari di tali filmati sono i giovani, coloro che maggiormente credono nelle potenzialità (peraltro sicuramente presenti) di tale tecnologia, utilizzandola però senza alcun senso critico e, soprattutto, senza una cultura di supporto alle spalle. Infatti, nel corso degli anni, non a caso, è stata fatta terra bruciata nelle scuole, nei programmi scolastici e nei libri di testo, dell’utilizzo del senso critico, soprattutto attraverso il tentativo, più o meno riuscito, della cancellazione della Storia e della Filosofia. Questo ha fatto sì che i più giovani non abbiano neanche una “memoria storica” del passato che, quindi, si può riscrivere a proprio piacimento. In Rete, oltre alla cosiddetta “disinformazione” voluta, sono sparite decine di migliaia di testimonianze del passato messe online già da anni. Oltre alla chiusura sistematica di canali dei social considerati “scomodi”.

Sempre in Rete sono già infiniti gli esempi di manipolazione della realtà: non solo notizie inventate di sana pianta (che sono all’ordine del giorno, soprattutto sui canali dei “professionisti dell’informazione”), ma addirittura filmati completamente falsi, con personaggi falsi o reali che parlano ed agiscono come si vuole che facciano per il grande pubblico. Anche per i tecnici del settore è oramai quasi impossibile affermare se un filmato sia “vero” o “falso”. Oramai l’interesse su quanto prodotto dalla IA è un affare irrinunciabile. Basti dire che Alphabet, società madre di Google, lo scorso febbraio ha perso 70miliardi di capitalizzazione sul mercato, a causa di un “errore”. In pratica il suo strumento di creazione di immagini Gemini AI ne stava producendo di storicamente e fattualmente inaccurate (tipo George Washington che risultava un po’ troppo “abbronzato”, o nazisti con la pelle di varie colorazioni). In pratica per inseguire l’ideologia woke imperante era diventato più realista del re, fino al ridicolo.

 

Lo scopo di tale tecnologia

Ma tutto ciò non viene fatto di nascosto. La verità e la progettualità ci vengono dette in faccia. E questo già da tempo. Lo scopo ultimo dell’IA è il controllo. Totale!

Il buon Yuval Noah Harari (del quale mi ero già occupato qui) così si è espresso su tale materia: “Lo strumento più efficace utilizzato da un dittatore nella storia è la paura. Sei Stalin e vuoi tenere in riga la gente, cosa fai? Li terrorizzerai. Come si terrorizza un’intelligenza artificiale? Cosa farai? La manderai in un gulag? Ucciderai la sua famiglia? Voglio dire, cosa puoi fare a un’IA che inizia a dire cose o fare cose che vanno contro la linea del partito o cerca di toglierti il potere? I dittatori si trovano in un problema molto, molto serio, in un certo senso persino peggiore di quello delle democrazie”.

Ma di esempi in tal senso ce ne sono a bizzeffe.

Lo sviluppo di questa tecnologia è continuo ed esponenziale.

Lo stesso Sam Altman, fondatore di ChatGPT, durante l’Entrepreneurial Thought Leader (ETL) tenutosi alla prestigiosa Stanford University ha dichiarato: “Possiamo dire proprio ora con un alto grado di certezza scientifica che GPT -5 sarà molto più intelligente di GPT-4. GPT-6 sarà molto più intelligente di GPT-5 e non siamo vicini al vertice di questa curva…”.

Quale dunque il confine? Non se ne vede la fine.

Non a caso tutte le più potenti aziende mondiali ci si sono buttate a capofitto: da Apple a Microsoft, da Amazon a Google, per non dimenticare il buon caro vecchio Elon Musk (o “muschio”, come lo chiama giustamente Greg) che qualche tempo fa, proprio per abituare le pecore che lo seguono, si lanciò in una finta crociata contro la pericolosità potenziale dell’IA, salvo poi utilizzarla lui per primo nelle sue aziende, soprattutto in Neuralink. È un affare lucroso ed una corsa nella quale tutti vogliono arrivare primi al traguardo. E naturalmente te lo pubblicizzano nel modo più affabile e affascinante possibile. Vogliono convincere le pecore che l’IA è umana come noi, molto umana, tanto da assumere un avvocato per provarlo.

 

La strada che porta all’Inferno

Ma in che modo si manifesterà tale controllo?

Oltre al controllo delle menti più “fragili”, perché meno supportate da senso critico e da memoria storica, come dicevo prima, quello che secondo me a breve, molto più a breve di quel che si pensi, accadrà sarà la sostituzione degli “umani” con l’IA e con i robot da quest’ultima guidati.

In verità sta già accadendo un po’ ovunque. Per parlare di un campo come il mio, quello del giornalismo, già da molto tempo testate prestigiose come il Washington Post producono articoli redatti da IA. Vengono prodotti perfino i telegiornali attraverso tale tecnologia.

Una mia amica tedesca, che fa la traduttrice di libri dall’italiano al tedesco per conto di prestigiose case editrici teutoniche, mi ha raccontato di aver partecipato di recente ad un seminario del suo settore durante il quale ad un gruppo di traduttori, assieme a lei, sono stati sottoposte alcune traduzioni. Il gruppo doveva decidere quale delle versioni proposte, a partire da un testo in inglese, fosse stato a parer loro meglio tradotto in tedesco. Ebbene, la prima scelta è ricaduta su un testo che si è rivelato poi essere stato effettivamente tradotto da un umano, ma il secondo scelto era stato tradotto dall’IA.

Perfino nel campo della vita privata e sessuale si tenta di introdurre tale tipo di tecnologia.

Non solo le professioni per così dire “intellettuali” potranno, prima o poi, essere sostituite, ma anche quelle “manuali”, attraverso i robot. Oramai ne esistono di tutti i tipi, in ogni campo di quello che oggi è l’agire umano (dalla produzione in fabbrica, al settore sanitario, da quello dei servizi a quello della manodopera specializzata, ecc.) prodotti da aziende specializzate in ogni angolo del Globo.

Un robot potenzialmente lavora 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno, non si ammala, non va in ferie e non fa figli a cui badare. Ovviamente già immagino il commento dei soliti benpensanti che diranno: “Eh, ma si rompono anche loro”. Grazie tante… Ma per un robot che necessita di riparazioni o di sostituzione ce ne sono una schiera infinita che continuano a fare il loro lavoro indefessamente.

E allora? Cosa accadrà dell’umanità, o meglio, di quel che ne rimane? Semplice: a chi sarà rimasto, tra una Pandeminchia e l’altra, occorrerà dare una sorta di reddito di cittadinanza, due croccantini per dirla sempre “alla Greg”, tenendo tutti sotto il costante ricatto di toglierglielo se non saranno ubbidienti. Ovviamente sarà una moneta digitale, a tempo (andrà spesa entro e non oltre una certa data, pena la sua sottrazione), da spendere per comprare oggetti per lo più inutili e cibo spazzatura da mangiare. Il tutto rigorosamente in “città da 15 minuti”. Saremo tutti felici di non avere nulla, per far riferimento allo slogan coniato da lor signori.

 

Conclusione

Le tecnologie, o meglio, quella che Umberto Galimberti (finché non s’è rincoglionito con la Pandeminchia) chiamava l’età della Tecnica, sono uno strumento potentissimo, molto più di quanto comunemente possiamo immaginare. E proprio per questa ragione devono essere messe sotto il vaglio di una, per così dire, categoria dello Spirito, ossia la Morale. Non a caso è una delle branche del pensiero umano più importanti e dibattute nel corso dei secoli dalla Filosofia. Cosa è lecito e cosa non lo è? Fin dove ci si può spingere nel perseguire determinati scopi e cosa si può ritenere “accettabile” per ottenerli? Chi è che stabilisce cosa sia per l’appunto “accettabile” e chi no? Ci si può fidare della “Scienza” in un campo come questo? La risposta è ovvia.

E allora? Ci si può ribellare a questo, a quanto pare, inevitabile destino di “assimilazione” per dirla con un’efficace espressione usata da parte dei Borg nella serie di Star Trek?

Direi di no, ma in parte sì.

Personalmente ho deciso di non avvalermi di tale tecnologia. Per così dire ho deciso di rimanere “analogico” e di non usare (almeno coscientemente) questo potente strumento per qualsivoglia operazione io compia e per qualunque problema io debba risolvere. Questo per due ragioni principali: la prima è che voglio utilizzare le mie capacità di ragionamento e culturali in genere per “cavarmela” in ogni circostanza della vita. Sono umano, ho un cervello con i suoi pregi e i suoi difetti e, soprattutto, non temo di non sbagliare. So perfettamente che è più facile prendere un ascensore per salire fino all’ultimo piano di un palazzo, ma so anche che l’esercizio fisico, per quanto duro e stancante, alla fine apporterà al mio organismo umano molti più benefici che momentanee scomodità. La seconda ragione è che mi rendo perfettamente conto del fatto che il “sistema”, che già mi ha reso schiavo volente o nolente per molte, troppe cose della mia vita quotidiana, sicuramente, attraverso un algoritmo si accorgerà in tempo reale del fatto che ho fatto utilizzo della sua tecnologia a buon mercato (in questo caso addirittura gratuita) e saprà così all’istante che la mia volontà, prima o poi, potrà essere piegata ed io, implicitamente, ricattato. Il sistema saprà che ha fatto breccia nel mio cervello e che avrà una fessura per rendermi “schiavo”, così come ha fatto con il cellulare.

No, non si tratta solo di accettare di utilizzare una macchina, che può avere anche dei risvolti di utilità. Si tratta di qualcosa di più profondo. Si tratta di delegare al “sistema” la capacità umana di pensare e prendere decisioni, giuste o sbagliate che siano. Ognuno è libero di scegliere in tal senso su cosa fare. Io, almeno finché mi sarà concesso, preferisco vivere.

 

 

Foto di copertina: © Mindworld Pixabay

Procede tutto come previsto

Procede tutto come previsto

Confesso la mia passione giovanile per le saghe di fantascienza. In particolare ricordo una frase detta dal “cattivo” per eccellenza della saga di Guerre stellari, l’imperatore Sheev Palapatine (alias Darth Sidious o Lord Sidious) pronunciata in una scena del sesto episodio (terzo film della serie, girato da Richard Marquand) “Il ritorno dello Jedi”, mentre conversava “amabilmente” con un altro dei personaggi iconici della storia, Dart Vader (nel doppiaggio italiano tradotto Fener): “Everything is proceeding as I have foreseen”, ossia “Tutto procede come avevo previsto”.

Questa frase la potrei pronunciare io in base a ciò che avevo scritto in diversi miei articoli già molto tempo fa, oppure, in modo più appropriato, è ciò che m’immagino che si dicano tra di loro i veri fautori del cambiamento epocale che stiamo vivendo (o subendo, dovrei dire). Già, perché le cose non potrebbero andargli meglio.

Tra finti (o appositamente provocati) “cambiamenti climatici”, guerre “false” che altro non servono se non a contribuire alla distruzione dell’economia europea, deportazione di massa di “profughi” che altro non servono (o serviranno) a contribuire a destabilizzare ancor più da un punto di vista soprattutto sociale i Paesi europei (Italialand in primis) già duramente fiaccati da sanzioni (vere o false), provvedimenti vessatori di diverso genere imposti dall’apparato marionetta burocratico di Bruxelles e Francoforte, e ritorni di finte pandeminchie, adattate con nuove varianti di malattie, direi che se fossi al posto loro non potrei che congratularmi con me stesso. Fin qui hanno fatto un ottimo lavoro, ovviamente dal loro punto di vista. Per non parlare di quanto stanno mettendo in opera per il controllo sociale, attraverso la digitalizzazione della moneta e dei dati di tutte le pecore (noi) governate attraverso la tecnologia, il cui strumento principe, come ho già scritto più di una volta, è il nostro oramai inseparabile smartphone.

 

Eh, ma i BRICS…

Dunque una tragedia? “Ma no!”, sostengono gli ottimisti. “Ci sono i BRICS, c’è Donald Trump, c’è Putin…”. Insomma ci sono i “salvatori della Patria” che combattono dalla nostra parte. Almeno questa è la narrativa portata avanti da molta gente facente parte della cosiddetta “contro-informazione”, come ad esempio Cesare Sacchetti con il suo “La cruna dell’ago”. Sospendo il giudizio sull’autore, anche se una mia opinione su di lui me la sono più o meno fatta nel corso del tempo. Certamente ciò che trovo poco credibile è la sua narrazione circa la nascita dei BRICS e la figura di personaggi come Trump e Putin. Al contrario trovo imprescindibile per capire l’interconnessione esistente tra i vari gruppi di potere mondiali l’ottimo blog The mirror truth, che riporta con analisi dettagliate i profondi legami tra l’alta finanza dei soliti noti e i potentati economici mondiali, quelli dei mandarini cinesi inclusi.

Figure come quella di Donald Trump o Elon Musk sono considerate, come dicevo, da parte della cosiddetta contro-informazione come quelle di paladini a cui far riferimento per pensare ad un mondo “vecchia maniera”, come quando sembrava a noi tutti che le cose “fossero normali”. In realtà loro, come lo stesso Putin (vero o sosia che sia), fanno parte, tanto quanto i vari Biden, Trudeau, Sunak, Von der Leyen & Co., della massoneria, solo però in logge avversarie a quelle di questi ultimi.

Tralascio la figura di Putin, perché sarebbe troppo lungo delinearla qui. Trump, che oltre alla famosa storia della sua catena alberghiera salvata dal fallimento grazie all’intervento di una piccola banca di proprietà dei soliti Rothschild (storia molto ben raccontata da Pietro Ratto nei suoi libri “I Rothschild e gli altri” e “Rockefeller e Warburg, le famiglie più potenti della terra”), ha stretti legami, attraverso il genero Jared Kushner con la comunità ebraica cashidica, nonché proprio tramite quest’ultimo ed il figlio Donald Jr., è legato al gigante Blackrock, quindi di nuovo ai Rothschild. Mi voglio soffermare un pochino di più su Musk, da tutti visto come un visionario un po’ pazzoide e genialoide.

 

La mobilità “green”

Tra le tante attività del vulcanico personaggio c’è quella, come tutti sanno, dell’imprenditore, ed in special modo quella di costruttore di auto elettriche con il marchio Tesla. Ma la produzione di auto elettriche ha in sé qualcosa che non torna affatto. Personalmente ho intervistato un operaio della sede berlinese di questa fabbrica di automobili, incuriosito dai metodi, le quantità e le tempistiche di produzione (a Berlino, in particolare, si produce il modello Y della gamma). Ebbene, con mio sommo stupore ho scoperto che ogni giorno lo stabilimento di Musk sforna circa 1.000/1.200 auto (una ogni 45 secondi, secondo un ciclo di produzione H24 suddiviso in tre turnazioni di lavoro, da 8 ore ciascuna). Ovviamente il numero di vetture prodotte, che si vorrebbe portare ad una ogni 40 secondi, dipende da inconvenienti che possono capitare in catena di montaggio. Tradotto tutto ciò vuol dire che al ritmo attuale di produzione lo stabilimento sforna ogni mese circa 36mila vetture, ossia 432mila all’anno. Se si scendesse come tempo di realizzazione ad una ogni 40 secondi (in Asia già producono al ritmo di una ogni 35 secondi), vorrebbe dire una produzione media di 720mila veicoli all’anno. E questo solo per il modello Y.

Ora, calcolando che, secondo il Sole24 Ore, la produzione di auto elettriche BEV (Battery Electric Vehicle, quindi non ibride) venduta lo scorso anno in Europa ammonta a 1,56milioni di unità (di cui Tesla appunto con il suo modello Y la fa da padrone con 137mila veicoli venduti, seguita dall’altro suo Modello 3 con 91.500 veicoli venduti) e con un ritmo di produzione sempre in crescita (almeno stando alle previsioni) la domanda sorge spontanea, come avrebbe detto Catalano: ma con tutte queste auto elettriche prodotte, cosa pensano di farci? Questo quesito nasce anche dalla considerazione che il terzo modello venduto è risultato essere l’ID.4 della Volkswagen, ma con solo 67.500 immatricolazioni e tutti gli altri modelli a calare. Per non parlare del fatto che il prezzo medio di una Tesla Y va dai 50 ai 60mila euro circa. Quanti europei si potranno permettere il lusso di lasciare le proprie “vecchie” auto a combustione, magari comprate solo un paio di anni fa, in favore di un veicolo elettrico?

Tutto questo per non dire della “presunta” convenienza dell’elettrico, sia in quanto a costi di produzione e rendimento energetico, sia in quanto a possibilità reali di produzione di “energia pulita”. A tal riguardo molto interessanti sono le considerazioni fatte dall’ingegner Fabio Castellucci (le potete trovare in diverse interviste online: ad esempio qui o qui).

A mio parere troveranno quindi una qualche forma di “incentivi” per far passare forzosamente alla mobilità elettrica, magari rendendo di fatto impossibile sostenere economicamente i costi di un’auto “tradizionale”, offrendo nel contempo la meravigliosa possibilità di usufruire di una BEV (e quindi del potersi spostare con un mezzo “proprio”) in cambio dell’ennesima dose di vaccino o della definitiva abdicazione della privacy. Il tutto nell’ottica del massimo spostamento consentito nelle “città da 15 minuti”, quindi perfette per la scarsa autonomia della mobilità elettrica. In pratica ve ne dovete stare in recinti cittadini, dove potete essere facilmente controllati. Il tutto sempre con la scusa della “salvaguardia dell’ambiente”. In pratica avremo una massa di persone convinte che il mondo sta morendo a causa della scelleratezza umana. A tal uopo hanno creato una massa di giovani generazioni di “dementi per il clima”, i quali, tra una secchiata di vernice ad un’opera d’arte o un monumento e un’incollata d’arti all’asfalto cittadino, pensano di salvare il pianeta. Il tutto rimproverandovi, voi sporchi automobilisti di Panda inquinanti! Tralasciando il fatto che nel medesimo tempo i potenti della terra si riuniscono periodicamente in luoghi favolosi del pianeta per dire a noi tutti come dobbiamo comportarci per non inquinare, mangiando grilli e carne sintetica, mentre loro si spostano esclusivamente con jet privati, mangiando manicaretti assai costosi, prodotti e cucinati alla “vecchia maniera”.

 

Il meraviglioso mondo di Italialand

Dunque, mentre i destini del mondo passano attraverso la “finta” guerra ucraina, l’ennesimo rigurgito di pandeminchia, i “cambiamenti” climatici, l’immissione forzata e forzosa di africani nel Vecchio continente e la sempre più manifesta rovina economica di quest’ultimo, nel meraviglioso mondo di Italiand, fra le tante minchiate (per i puristi della lingua, vedasi il link messo) con le quali vengono cibati gli italioti, due in particolare hanno occupato per settimane intere tutti i mass-media ed i salotti “bene” e “non” della Penisola: il generalissimo Roberto Vannacci, detto (da me) “piedone l’africano”, e la pesca del desiderio dell’Esselunga.

Il primo l’ho voluto soprannominare così perché mi ha ricordato molto, in un’immagine pubblicata per il settimanale italiota “Chi”, un personaggio interpretato da Bud Spencer (Carlo Pedersoli) in una tetralogia uscita negli Anni Settanta per la regia di Steno. Il generalissimo, personaggio creato ad hoc per spostare l’attenzione dell’italiota medio, è palesemente un gatekeeper, per usare un linguaggio “moderno”, ossia un infiltrato del sistema, come si sarebbe detto una volta. Magari fonderà anche un suo movimento politico, per dividere (come se ce ne fosse bisogno) ancora un po’ l’opinione pubblica nostrana. D’altra parte l’uomo forte, tendente al cazzone, ops… volevo scrivere allo sbruffone, è sempre piaciuto dalle nostre parti.

Ma si sa, gli italioti sono anche molto ondivaghi, quindi bisogna dargli anche storie più “leggere” e di “buoni sentimenti” su cui spostare la propria attenzione. Quindi? Che si fa? Ma semplice, si monta un caso su cui farli discutere animatamente per settimane a partire da uno spot commerciale “paraculo”, come si direbbe nella Capitale. Uno spot di quelli strappalacrime, come quelli che ogni anno, puntualmente, sotto Natale, sforna in Germania una notissima catena di supermercati. Buoni sentimenti nei confronti della nonna o del nonno di turno questi ultimi, buoni sentimenti nei confronti della piccola bambina di genitori divorziati nel primo.

D’altra parte perché mai dovrebbero focalizzarsi su una situazione economica e sociale a dir poco disastrosa i concittadini della bella famigliola della Esselunga? Non sia mai che poi a qualcuno (oramai un essere in via d’estinzione) gli venisse voglia di protestare, o chessó, di ribellarsi contro il governo fantoccio di turno.

Già, perché non vale neanche la pena oramai vedere chi sia l’incaricato di turno a passare le carte a Palazzo Chigi. A tal proposito il concetto lo aveva ben chiarito il salvatore della Patria Mario Draghi, allorquando ricopriva ancora il ruolo di capo della BCE: “I mercati non temono le elezioni, le riforme hanno il pilota automatico”. Ed è solo quello che conta. Le decisioni vengono prese altrove. Il popolo, in pratica, s’illude di contare qualcosa attraverso la scelta di candidati fantoccio di questo o quel partito. Esemplare a tal riguardo la frase dell’altro uomo forte di Goldman Sachs, il venerabile professor Mario Monti, allorquando in un’intervista del 2015 ebbe a dire:Si può sperare che l’opinione pubblica acquisti consapevolezza della perdita di leadership da parte di chi governa? È possibile che le pecore prendano a guidare il pastore nella buona direzione, assumendo anche il controllo del cane da pastore? Un po’ difficile.”. Quindi pecore, pascolate e zitte!

 

Israele, bel suol d’amore

Mentre sto per concludere questo mio lungo articolo (come al solito, direte voi! Ma d’altronde non si possono racchiudere così tanti argomenti e considerazioni in un tweet) arriva la notizia dell’attacco di Hamas in più parti d’Israele. La situazione è tutt’ora in divenire e, a parer mio, è un po’ troppo presto per dire cosa stia realmente accadendo: reale attacco secondo gli uni (ossia i sostenitori di Israele), “false flag” secondo gli altri (i sostenitori dei palestinesi). È molto probabile che possa trattarsi dell’inizio vero e proprio dell’escalation della Terza guerra mondiale (già in corso in più parti del globo: Europa, Africa, Asia ed ora Medio Oriente sotto diverse forme). In ogni caso è l’ennesimo sintomo della lotta che si sta svolgendo ai vertici dei gruppi di potere massonici, mai come ora in contrasto tra di loro per decidere chi sarà a guidare il mondo prossimo venturo, quello del controllo digitale verso cui tutti, nessuna delle grandi potenze escluse, si stanno dirigendo a vele spiegate.

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Youtube © Star Wars

Ho sofferto un mare di cambiamenti e niente potrà mai più essere lo stesso

Ho sofferto un mare di cambiamenti e niente potrà mai più essere lo stesso

Non ho più scritto a lungo perché, come diceva Ludwig Wittgenstein nel suo “Trattato Logico-Philosophicus” «Wovon man nicht sprechen kann, darüber muss man schweigen», ossia «Ciò di cui non si è in grado di parlare, occorre tacerne». E infatti di cosa mai avrei potuto scrivere oltre a quanto ho già fatto nei miei precedenti articoli circa l’epoca che stiamo vivendo? Ben poco, in effetti.

Questo anche perché tutto sta procedendo come pianificato, almeno per coloro che hanno deciso che si dovesse mettere in atto questo cambiamento epocale nelle esistenze di tutti noi: prima è stata la volta della finta pandemia, poi è arrivata la guerra (che sta scemando nell’interesse di molti), ora è la volta della graduale scomparsa delle banche commerciali (vedi il caso svizzero e quello della Silicon Valley) in favore di un cambiamento centralizzato di valuta digitale. Non abbiate paura, avverrà a breve giro di vite, non così lontano nel tempo come alcuni credono e continuano a sostenere.

Circa 200 banche statunitensi sono a rischio fallimento e potrebbero crollare in modo simile a quello della banca californiana. Un rapporto afferma che “Anche se solo la metà dei depositanti non assicurati sceglie di prelevare fondi, quasi 190 banche sono esposte al potenziale rischio di deterioramento dei depositanti assicurati, con depositi potenzialmente assicurati per 300 miliardi di dollari”.

Uno studio di quattro economisti di importanti Università, pubblicato il 13 marzo sul Social Science Research Network, sostiene che l’aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve ha portato al deprezzamento di attività come i buoni del Tesoro statunitensi detenuti da queste banche. Il segretario al Tesoro Janet Yellen ha avvertito che non tutti i depositi non assicurati saranno salvati dalla FDIC. In altre parole, saranno salvate solo le grandi banche.

In Europa il meccanismo è stato annunciato da Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della BCE, durante la sua dichiarazione introduttiva dinanzi alla Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo: «La fase istruttoria del progetto relativo all’euro digitale è iniziata oltre un anno fa. Sin dal suo avvio, lo stretto coinvolgimento del Parlamento europeo è stato prioritario per la BCE. Nel corso del 2022, in questa Commissione abbiamo discusso regolarmente le principali opzioni tecniche esaminate. I vostri contributi hanno fornito indicazioni preziose per il nostro lavoro; insieme con i riscontri ricevuti da altre controparti sia pubbliche sia private, essi hanno contribuito ai progressi compiuti nei mesi scorsi. Queste interazioni sono essenziali per assicurare che la moneta pubblica (la moneta emessa dalla banca centrale) risponda alle preferenze e alle esigenze dei cittadini e delle imprese, in un contesto digitale in continua evoluzione.

Le abitudini di pagamento dei cittadini europei stanno mutando a una velocità senza precedenti: negli ultimi tre anni i pagamenti in contanti effettuati nell’area dell’euro sono diminuiti dal 72 al 59 per cento di quelli totali, mentre i pagamenti digitali si sono ulteriormente diffusi. Nei Paesi Bassi e in Finlandia, ad esempio, il contante è utilizzato soltanto in un quinto delle transazioni. Al tempo stesso, i cittadini vogliono avere la possibilità di pagare con moneta pubblica. La maggior parte di essi considera importante o molto importante avere sempre a disposizione una tale opzione. Un euro digitale risponderebbe a questa crescente domanda di pagamenti elettronici, rendendo disponibile la moneta pubblica in forma digitale. Insieme con il contante, un euro digitale offrirebbe ai cittadini europei l’accesso a un mezzo di pagamento che consentirebbe di pagare ovunque nell’area dell’euro, senza costi. La facilità di accesso e la convenienza del suo utilizzo favorirebbero l’adozione della nuova moneta, migliorando l’inclusione finanziaria. Nel mio intervento odierno esaminerò come l’euro digitale potrebbe aiutarci a rendere disponibile la nostra moneta ovunque e per ogni necessità nell’area dell’euro. Concluderò le mie osservazioni soffermandomi sul programma di lavoro per il 2023, durante il quale la BCE porterà a termine la fase istruttoria del progetto relativo all’euro digitale e la Commissione europea presenterà la sua proposta legislativa.». Insomma il controllo sociale, attraverso una moneta digitale a tempo ed emessa dalle sole banche centrali, è ben tracciato. Prima nei Paesi occidentali, poi seguiranno gli altri (con le buone o con le cattive).

Il sistema è stato messo in moto e, aggiustamenti a parte, ha una sua precisa tabella di marcia. Il principio della rana bollita è sempre valido, così come quello della finestra di Overton.

Questo mio breve scritto è quindi più che altro un promemoria fatto a me stesso, in primis, circa un paio di punti che vengono tessuti da tutte le parti in causa. A chi si è preso la briga di leggere i miei precedenti articoli chi siano “le parti in causa” dovrebbe essere oramai ben chiaro. Per i più distratti si potrebbe riassumere semplicemente che non esiste “il buono” contrapposto al “cattivo”, per capirci meglio il “Trump” contrapposto al “Biden” di turno (o viceversa, a seconda di come si vuole credere alla narrativa corrente), oppure il “buono Occidente” contrapposto al “cattivo Oriente” (per semplificare i “buoni della Nato”, contro i “cattivi russi e cinesi”), bensì esistono due principali gruppi massonici che si alternano al vertice della piramide del potere mondiale, prevalendo l’uno ora e l’altro dopo, facendosi “sgambetti” reciproci strada facendo (leggi finti scandali su cose in realtà ben note a tutti, o finti attentati di varia natura tendenti a “destabilizzare” l’altra parte, almeno agli occhi dell’opinione pubblica).

Insomma è tutto un gioco delle parti su di un’enorme scacchiera, dove i pedoni che vengono massacrati (più o meno consapevolmente) siamo tutti noi “comuni mortali”. Chi stia al di sopra perfino dei re e delle regine comporterebbe un discorso a parte che non intendo affrontare qui, anche perché sono conscio che mi dareste tutti del matto (ancor più di quanto alcuni già non facciano).

 

I soldatini di piombo

In questa scesa agli inferi non si può fare affidamento per un rallentamento (non penso nemmeno ad un’inversione di marcia, secondo me impossibile) sulle cosiddette “nuove generazioni”. Come ho già scritto altrove, sono masse di soldatini che sono state preparate appositamente nelle scuole ed Università di tutto il mondo attraverso programmi fatti ad hoc per tale scopo. In loro (e non mi riferisco solo ai ventenni o agli adolescenti) è stato ucciso ogni senso di coscienza critica, creandogli appositamente una realtà indiscutibile, calata dall’alto, che non tollera dubbi, se non quelli finti creati appositamente per dar a vedere che il dissenso è tollerato. D’altro canto ci aveva già spiegato bene come funziona la cosa Ernst Jünger nel suo “Trattato del ribelle”.

I docili soldatini, armati di cellulare, cercano risposte ai quesiti del mondo attraverso gli algoritmi di “ChatGPT” (già il nome è tutto un programma: Chat Generative Pre-trained Transformer, ossia “Trasformatore pre-istruito generatore di conversazioni”), sapientemente messi su dall’azienda “senza scopo di lucro” OpenAI, tra i cui fondatori e partecipanti figurano i soliti noti: Elon Musk, Reid Hoffman (LinkedIN), Peter Thiel (PayPal), Sam Altman e Jessica Livingston di “Y Combinator” (incubatrice di startup come Airbnb, Stirpe, Coinbase, Dropbox, Twich, Reddit), Ilya Sutskever, ex esperto Google sull’apprendimento automatico, l’Amazon Web Services (sussidiaria che si occupa dei servizi su cloud).

Se ne vanno quindi in giro per il mondo, scandendo slogan (preparati appositamente da altri per loro), lanciando anatemi contro chi osi mettere in dubbio la vulgata del mainstream e dispensando di tanto in tanto perle di saggezza politica o morale. Soprattutto i trenta-quarantenni sono la quintessenza della saccenza incolta ed autoreferenziale. E questo è un fenomeno che non risente dei confini geografici. Un po’ ovunque nel mondo sono quella fascia d’età in cui meglio si assommano queste nuove “qualità” dell’homo technologicus (sic.), e si espandono democraticamente in tutte le branche dell’agire umano. In pratica sono, oramai, il perno centrale della moderna società (ovviamente esistono debite eccezioni, ma appunto sono tali).

 

Italialand, meine Liebe

Breve accenno ad Italialand, dove tra un “orbe terracqueo” del Presidente del consiglio Meloni e una “rambata” del sindaco di Firenze Nardella, sfilano le orde LGBTQXYZ+++— (si nota l’ironia?) capitanate dalla neo segretaria del PD Elly Schlein, la Greta Thunberg de noantri, allevata direttamente in seno alla compagine “neo liberal” americana. Ovviamente tutto ciò nulla ha a che vedere con il sacrosanto diritto degli omosessuali di avere diritti civili e sociali, bensì con la destabilizzazione dell’individuo attraverso la finta richiesta di normalizzazione di pratiche fortemente discutibili da diversi punti di vista, quale, ad esempio, quella della maternità surrogata. Di questi argomenti se ne potrebbe discutere per giorni, e non intendo certo qui farlo.

 

Senescenza

Personalmente mi sento come un essere immerso in una visione “spengleriana” del mondo, ossia facente parte di un mondo (in Der Untergang des Abendlandes, ossia “Il tramonto dell’Occidente”) già morto e privo di speranza che tenta in tutti i modi di resistere al suo declino. Colpa mia, della mia generazione (e di tutti quelli delle generazioni immediatamente precedenti alla mia) che non abbiamo saputo vedere la polpetta avvelenata che era stata lanciata nel nostro recinto. Eppure i mezzi per capirlo c’erano già, solo che non li abbiamo usati. Le analisi a posteriori servono solo per consolarsi e, se ci si riesce, per capire.

Nostalgicamente penso alla frase pronunciata da Donald Sutherland alla fine del bellissimo film di John Sturges “The eagle has landed” e un po’ mi ci identifico: «Bonnie my love, as a great man once said: I have suffered a sea change and nothing can ever be the same again… as they say in Ireland: we have known other days».

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